Ricorso TARSU: quando si può fare? Che modelli servono?

La TARSU, ovvero la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi che si trovano all’interno dell’urbe, emanata per la prima volta nel 1993, può variare, per quanto riguarda l’importo da versare, da comune in comune, e può capitare che qualcuno possa fare dei ricorsi, in alcune circostanze.

Quando si può fare ricorso?

Il ricorso per la TARSU si può richiedere se si ritiene che ci sia stato un errato conteggio nel calcolare delle rate della tassa, che secondo l’utente non corrispondano alla cifra esatta.

Per fare questo ricorso, bisogna richiedere un’istanza in autotutela, al Comune, per fare in modo che la rata sia annullata in maniera totale o parziale. Se questa istanza viene accolta, il comune deve comunicarlo all’Equitalia.

Le ragioni per cui si può richiedere una rettifica della TARSU sono molteplici, come un eventuale trasferimento da una proprietà all’altra, oppure un errore dei calcoli nei metri quadri o nel numero dei residenti della casa, o ad una mancata applicazione delle detrazioni.

Questo ricorso deve essere fatto presso la Commissione Tributaria Provinciale, entro sessanta giorni dalla notifica, con dei modelli cartacei.

Nella maggior parti dei casi, questo ricorso può comportare, per il contribuente, delle spese, come i costi aggiuntivi se deve essere assistito da un legale o la perdita del ricorso.

I modelli da presentare

Se ci sono i presupposti per presentare un’istanza, si può scaricare un modello per fare la domanda anche online, in cui riportare il numero della notifica e la somma errata. Può essere consegnato all’Ufficio a cui ci deve rivolgere, tramite raccomanda oppure posta elettronica. Si dovrebbe ottenere una risposta entro un mese.

Si può richiedere la sospensione del pagamento direttamente all’Equitalia, esibendo:

  • una prescrizione del credito emessi prima dell’ultima notifica;
  • il provvedimento di sgravio, da parte del Comune
  • la somma della cartella sospesa o annullata, dopo averla ottenuta da un giudice;
  • le somme versate antecedentemente.

Eventualmente, tra i documenti si possono includere anche un’istanza di mediazione tributaria, ovvero un reclamo dell’Agenzia delle Entrate, con il quale si può richiedere una mediazione o l’annullamento di una notifica, trovando così la maniera di accordarsi senza dover ricorrere ad un processo.

Un ricordo del genere può durare per un periodo breve o lungo, ed essere costoso e non, a seconda del tipo di notifica. Prima di effettuarla, è bene chiedere una consulenza al proprio commercialista oppure ad un difensore, per sapere quale sia la maniera migliore in cui procedere.

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