Sono i sentimenti che rendono umani

Il bene che vogliamo ad una persona si può misurare in tantissimi modi. Provare sentimenti è ciò che ci distingue da tutto le altre cose del mondo, è ciò che ci fa essere umani. Ma non solo noi umani proviamo sentimenti, anche gli animali sono in grado di voler bene, voler male, sentirsi tristi o felici. Certo, il loro voler bene equivale, in un abito selvatico, al sentimento di protezione verso i propri cuccioli e verso la specie; mentre il voler male si traduce come istinto di sopravvivenza contro un altro essere vivente che mina la propria vita. Nell’ambito familiare, invece, si osservano ormai negli animali degli atteggiamenti diversi da quelli che erano ai primordi della nostra esistenza: i nostri animali da compagnia, cani, gatti, conigli che siano, mostrano oggi dei sentimenti simili ai nostri, ci vogliono bene solo per volercene e si divertono con noi solo per il gusto di divertirsi, cosa che comunque fanno anche tra di loro, in particolare quando sono cuccioli. La nostra capacità di provare sentimenti ci fa vivere momenti meravigliosi, ma anche momenti molto tristi, ad esempio quando ci troviamo a dover affrontare la perdita di una persona cara.

Il rito funebre e le sue origini neanderthaliane

Anche la stessa premura che utilizziamo quando siamo costretti ad organizzare un funerale o a parteciparvici, è indice dell’esistenza del legame sentimentale che unisce noi tutti. Grazie all’esistenza di agenzie di servizi funebri come Cattolica San Lorenzo a Roma, che ci guidano lungo questo cammino doloroso, possiamo regalare un’ultima celebrazione al nostro caro scomparso. Il rito funebre è un’usanza in cui colui che perde la vita, viene celebrato dai suoi parenti e amici, mossi dal desiderio di tenere sempre nel cuore il defunto. Il funerale in se’ per se’ sembra avere origini assai remote, addirittura sono stati ritrovati in Iraq, scheletri di uomini di Neanderthal ricoperti di polline, ad indicare forse che fossero stati ricoperti di fiori dopo la loro morte.

Ad ogni cultura le sue usanze

Ripercorrendo la storia ed osservando le varie culture, si può notare come ogni epoca ed ogni popolazione abbiano la propria cerimonia funebre, alcune che si somigliano, altre che sono completamente diverse tra loro. Ad esempio, nella Grecia classica era usanza esporre il corpo del defunto, dedicare più di una giornata al compianto dei parenti e adornare il luogo di custodia della salma con fiori e corone. Come si può osservare, ciò non è molto distante da quello che noi stessi facciamo oggi.

Completamente diverso è il rito tipico della popolazione Dogon, abitanti del sud est dell’Africa, i quali dedicano ben due giorni di “canti della morte” al defunto. Ma attenzione a non sbagliare, poiché nel caso occorre ricominciare da capo. Inoltre, quando ci si reca a casa del defunto per porre le proprie condoglianze alla famiglia, è buona norma appoggiare a terra una foglia d’albero con un sasso sopra, il che segnala all’anima del defunto di non entrare. Se non tutto il rito viene seguito per bene, l’anima del defunto potrebbe tornare nel villaggio con l’intenzione di far del male.

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